Ieri quando sono uscita dal lavoro, un ricordo mi ha colpito dritto come un pugno nello stomaco.

Mi è tornato in mente quel giorno quando ci hanno dimessi dall’ospedale dopo ben 9 lunghi giorni di ricovero.

Abbiamo pranzato a casa e subito siamo andati a fare una passeggiata fino alla piazza del nostro quartiere, era fine febbraio ma un sole forte mi ha fatto compagnia mentre Davide correva da una parte all’altra della piazza, finalmente libero dai vincoli del reparto.

Il diabetologo ci aveva consigliato di camminare almeno 30 minuti dopo i pasti e visto che da lì a breve sarei tornata ai ritmi quotidiani di lavoro, l’ho fatto.

Ed è stato bellissimo ma devastante, lì da sola con lui al freddo sole di febbraio con una primavera che faceva timidamente capolino, ho capito tutto, tutto mi è stato chiaro in un attimo.

Ebbene si oggi sono ben 6 anni dall’esordio e di certo non lo festeggiamo bene con 8.5 di glicata.

Sembrano pochi ma sono tanti sulla nostra pelle. Anni fatti di speranze, di paure, di desiderio di potercela fare ogni giorno anche se ti giri dall’altra parte mentre si fa l’ennesima puntura quotidiana, per non vedere, per sopire per un attimo quella rabbia.

A volte vorresti non vedere, a volte vorresti non dover pensare alle conseguenze di questa strana condizione.

I primi anni il 22 febbraio facevamo la “festa del diabete”,  ora tu che leggi penserai ma questa è matta!!

Si un po’ lo sono, festeggiare un giorno cosi assurdo che ti ha cambiato la vita, ed invece capovolgerlo in un momento per sdrammatizzare la faccenda.

In cosa consiste la “festa del diabete” ti starai chiedendo?

In realtà in modo molto semplice, la giornata è composta da 2 eventi importanti:

  • andare a cena soli io e lui
  •  comprargli un regalino

Ora razionalizzare la questione è tutt’altro che facile, però va adattata al bambino che hai di fronte, per non rendere la situazione più pesante, va fatto capire che si può anche ricordare quel momento, ma solo per affrontarlo sempre al meglio, per far capire che il peggio è passato, che sappiamo ora contro cosa abbiamo a che fare ogni santo giorno.

Davide non si è mai preoccupato più di tanto, anzi ogni volta ripercorreva per filo e per segno il giorno del ricovero come fosse un film, anzi ripeteva e a volte ripete con dovizia di particolari, attimi di quel giorno che io forse non ho registrato nella mente.

Quel sole di febbraio mi ha fatto capire tante cose, ma soprattutto che ogni cosa può essere affrontata e superata con forza e tanto coraggio ma anche con tutto l’amore del mondo.

Credo che anche domani faremo qualcosa per questa strana festa tutta nostra , perché insieme siamo una forza!

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