Ora voglio raccontare una storia come tante altre, in una giornata come tante, in una mattinata come tante, che ti prepari ad affrontare al meglio. Invece nel turbinio di cose da fare ti arriva un pensiero subdolo, un pensiero veloce come una saetta ma che si inserisce nella testa e peggio nel cuore.

Si, un pensiero che da quel giorno cambia la tua vita, e non solo.
Un giorno come tanti, prepari tuo figlio per la scuola, ma è stanco, ha mal di pancia, tu per un po’ insisti ma capisci che c’è qualcosa di diverso, sì di diverso perché comprendi che c’è qualcosa che non va, lo sai nella pelle.

Poi ti viene quel dubbio, quel pensiero malefico, che qualcosa che sai essere vero, sai che se uno beve e fa tanta pipì (ma quale bambino non la fa?) potrebbe soffrire di diabete? Qualcosa avevo letto, qualcuno me ne aveva parlato, così risolutiva come sempre, decido in un secondo di fargli fare l’analisi delle urine, le raccolgo, mio padre le porta velocemente all’ambulatorio che in men che non si dica mi richiama e mi da quella sentenza che ancora mi fa venire i brividi sulla pelle, una frase buttata lì; signora lo porti all’ospedale perché il bimbo sta andando in coma diabetico.

Ora come fa un bambino di 7 anni sano fino al giorno prima, svegliarsi la mattina ed avere il diabete? Perché? Perché? Perché? Questa è l’unica domanda che mi faccio mentre prendo in braccio Davide che spaventato non riesce a capire cosa stia succedendo e non lo capisco nemmeno io.

Una corsa in macchina con l’unico pensiero di dovercela fare, di arrivare prima che si addormenti e vada in coma, una corsa pazza nel traffico di Roma per arrivare prima che qualcosa che io non so gestire accada.
I suoi occhi nello specchietto retrovisore sono terrorizzati e sicuramente leggono qualcosa nei miei che non sa spiegare, una preoccupazione mai vista, una incertezza che una madre non dovrebbe avere.

Dall’ingresso del pronto soccorso è una escalation di medici, infermieri, aghi nel braccio, sguardi veloci, respiri affannosi, un susseguirsi di emozioni e di parole sommesse, ma nemmeno tanto e poi quella sentenza che diventa un immediato macigno: DIABETE.
Ma come è possibile che si sia improvvisamente ammalato, nessun membro delle rispettive famiglie ha mai avuto il diabete e allora lì ti arrovelli perché non capisci cosa voglia dire, ma ti viene spiegato in fretta perché da quel momento c’è il tuo amico DIABETE, un compagno che CI accompagnerà per tutta la vita, si CI accompagnerà perché non sarai mai solo figlio mio, il tuo diabete è anche il mio. Condividiamo insieme questo cammino.

Il diabete è una fatica quotidiana da gestire, è una marea di preoccupazioni ma non solo. Si impara molto sull’anatomia, sulla fisiologia, su quanto sia perfetto il corpo umano.

Cari genitori si studia ancora ed ancora, per capire meglio come funzionano il pancreas, le cellule beta, il glucosio, si impara a gestire piano piano le famigerate ipoglicemie e iperglicemie, si apprende l’indice glicemico degli alimenti e a riconoscere i segnali di malessere.

Ma io per fortuna ho trovato una rete importante come quella  dei medici dell’Ospedale Bambino Gesù e l’Associazione ADIG LAZIO, entrambi un supporto morale e materiale veramente importante.

“Davide, una matita colorata in un mondo di matite colorate!”

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