Il diabete è una patologia che coinvolge tutta la famiglia: è comune fra i genitori dei piccoli pazienti parlare di “diabete di tipo 3”, ovvero quello dei familiari di un bambino affetto da diabete, che vivono la gestione della malattia come fosse la loro.

“Famiglia intesa come nucleo di persone che si amano, con un senso di cura reciproco”

Il diabete trascina con sé tutta la famiglia, un nucleo sociale ed affettivo che ha un ruolo chiave nella prevenzione e gestione della malattia. Sia che si tratti di un bambino o di un adulto, il coinvolgimento familiare è indubbio.

Infatti il supporto della famiglia nella cura del diabete gioca un ruolo sostanziale per il raggiungimento del successo terapeutico

In entrambi i casi, a farsi carico di assistenza, sostegno e cure sono genitori, figli, compagni, fratelli.

Un impatto allargato: non solo dal punto di vista pratico, assistenziale ma anche affettivo, psicologico ed economico: ai costi diretti della malattia (ospedalizzazioni, assistenza medica, farmaci, device tecnologici etc) si sommano i costi indiretti, come la perdita di giorni scolastici o lavorativi dei familiari.

Il soggetto con diabete non va isolato, ma sostenuto promuovendo nell’intero nucleo familiare uno stile di vita più sano e attivo con comportamenti virtuosi per tutta la famiglia e per la società stessa.

Una volta che dopo l’esordio si esce dall’ospedale si va a casa con bagaglio di mille dubbi ed ansie.

La paura dei valori glicemici, la riorganizzazione della giornata e della spesa, la paura di affrontare la scuola e di riuscire a gestire tutto, le notti insonni passate a controllare pedissequamente le glicemie.

Insomma la paura di non farcela.

Inevitabilmente la malattia diventa anche la tua. I controlli capillari diventano i tuoi, la conta dei carboidrati ormai fa parte di ogni pasto e ti rendi conto che la vita non sarà più quella facile e spensierata ma scortata per così dire  da un nuovo “compagno”.

Vediamo che succede però in dettaglio:

Le reazioni psicologiche possono essere: ansia e uno smisurato senso di protezione per i genitori, depressione o consapevolezza da parte di chi ha il diabete.

I ruoli degli altri componenti si strutturano e si modificano in base alla nuova situazione.

Spesso a risentirne è il clima familiare, spesso pieno di conflitti con ansie , tensioni,un clima poco sereno oppure si rompono equilibri già di per sé precari.

La ricerca continua di informazioni che possano alleggerire e migliorare lo stile di vita e fa percepire al diabetico la possibilità in tutta leggerezza di vivere comunque in modo normale la sua vita. Anche questo  da una situazione di stress

La giornata ritmata da una serie di impegni: esecuzione della glicemia, somministrazione dell’insulina, pianificazione dei pasti, ansia per la richiesta di spuntini e per l’attività fisica. La paura eccessiva dell’ipoglicemia e dell’iperglicemia

A me personalmente è capitato di poter fare in esordio degli incontri con diabetologo e psicologo per affrontare al meglio la situazione che non riesci immediatamente a digerire (anzi mai) , comunque va vissuta come importante occasione di interazione educativa tra famiglia e personale sanitario.

Spesso chi si prende cura del bambino diabetico ha tutto il peso della responsabilità che diventa di tipo pratico, organizzativo ed emotivo.

Sono molte  le domande che i genitori riversano, come un fiume in piena, ai medici. Loro con bravura eliminano con delicatezza i sensi di colpa dei genitori, ma anche le speranze di guarigione immediata e definitiva.

In questi momenti c’è più bisogno del sostegno degli altri, del medico, dell’infermiere, del personale del centro di diabetologia, quindi non esitate a chiedere.

Ma non si può rimanere fermi e arrenderci: si deve reagire, ognuno con i suoi tempi, e si deve trovare la forza per andare avanti. Il diabete pur con tutte le difficoltà che comporta deve essere vissuto come una condizione di vita e non come una malattia invalidante:

Add Comment