Se ci guardiamo intorno sembra di essere dentro un film, non si può andare a lavoro (se fai un lavoro che ora non è determinante per la comunità), non si va a scuola, non si fa sport (se non vicino casa e con le dovute accortezze, ma a casa si può fare e lo consiglio vivamente), non si può stare vicini agli amici ed agli affetti più cari.

Insomma una situazione di distanza, di solitudine e anche perchè no, di paura.

Chi se la sarebbe mai aspettata una pandemia mondiale, ne ho viste già tante ma a questa non ci credevo davvero.

Tutti noi abbiamo forzatamente cambiato abitudini nell’ultimo mese, l’uso di mascherine, l’uso continuo di disinfettanti per le mani, il maggiore uso del famigerato internet che ci consente di diminuire le distanze anche, per assurdo, con il nostro vicino di casa.

Stiamo sperimentando, stiamo avendo delle nuove abitudini, stiamo scoprendo anche cosa è importante e cosa lo è un po’ di più.

Il pericolo è ovunque, nella busta della spesa che tocchi, nella maniglia che apri, nei gesti più quotidiani che fai.

Questo porta ad una consapevolezza maggiore per chi non è avvezzo a fare i conti quotidiani con la paura.

Per esperienza personale e posso azzardare anche non solo per me ma anche per altri genitori, questa situazione e questa sensazione non mi è del tutto sconosciuta.

Purtroppo da ben 8 anni combatto contro un nemico invisibile ma concreto, silenzioso ma sempre presente, pericoloso e subdolo.

Sembra strano a dirsi ma io non ho paura, sono abituata a combattere ogni giorno con il dolore, la sofferenza, il timore, il dubbio, i punti interrogativi, le mille domande che ti poni ad ogni misurazione glicemica.

Non si dorme la notte e si pensa? Sono abituata ad essere svegliata nel cuore della notte per una maledetta ipoglicemia,  a sorvegliare il suo sonno sperando che abbia un ritmo regolare, a controllare pedissequamente la temperatura corporea perché sintomo di ipo.

Si mi dispiace, sono abituata, ed è brutto essere abituati a questo. Fa male.

Ho avuto paura anche io, lo ammetto, a mio figlio ho fatto terminare sport e scuola una settimana prima che il governo decidesse di fare il lockdown. Ho pensato fosse meglio cosi e non me ne sono pentita.

Immagino ma lo so anche per certo, che molti genitori come me hanno fatto scorte di insulina, aghi, lancette, device di vario genere. Si perché pensi che in caso ci sino delle restrizioni si abbiano meno scorte.

Si, ho fatto anche un po’ di scorta di zucchero, succhi, biscotti, coca cola etc.. alimenti di prima necessità per noi, anche se, come mi succede spesso, quando vado alla cassa fanno battute sulla “spesa ” particolare che faccio. Ma vaglielo a spiegare, mi limito a sorridere, pago e vado.

Ho imparato un po’ a cucinare, e io odio farlo. Sperimento un po’ di tutto. Occupo il mio tempo anche con questo.

Non da meno, sentire il proprio diabetologo nel caso in cui notiate delle modificazioni importanti della glicemia, a volte, come sapete, stare troppo a casa e sedentari, fa alzare i livelli glicemici.

Consiglio di fare sport anche a casa, ci si mantiene attivi sia fisicamente, mentalmente e si può far diventare quel momento, un ” appuntamento ” che cadenza le giornate.

Ma c’è una cosa che mi preoccupa molto, gli esordi.

Bene o male chi ha già a che fare con questa situazione, ci sa convivere. Ma immagino le famiglie in esordio in questo periodo. Che confusione, che disorientamento, che fatica ad abituarsi ad una vita così complessa dentro una situazione così complessa.

Ecco mi siete tutti nel cuore.

Molti ospedali, compreso il famoso Bambino Gesù dove da anni ormai siamo “ospiti”, si stanno dando un gran da fare per comunicare al meglio i sintomi dell’esordio e fanno un tam tam pazzesco sui social per veicolare il messaggio.

I presidi hanno attivato numeri di emergenza per chi è in allerta da esordio e di consulenza a distanza per i pazienti che sono già seguiti.

Per i pazienti diabetici (che in Italia sono 3 milioni) il rischio di contrarre la malattia COVID-19 è lo stesso rispetto alla popolazione generale.

Le complicazioni sono dovute all’eventualità dall’età e da altre patologie connesse, al momento pazienti giovani e T1 non hanno correlazioni con il Covid.

Ok almeno questo ci da un po’ di serenità , ma non ci deve far abbassare la guardia, perché  i principi di base per ridurre il rischio di contagio sono sempre quelli che vanno osservati in modo scrupoloso.

Di seguito riporto dei numeri utili, ma ricordatevi sempre di contattare il vostro diabetologo prima di fare variazioni della terapia.

N.B.
Un team di medici  fornisce indicazioni sui controlli e sulle terapie per  ragazzi con diabete già seguiti dall’Ospedale Bambino Gesù.

Il servizio è dedicato anche ai bambini che presentano sintomi riconducibili all’insorgenza del diabete mellito di tipo 1.

Il numero da contattare è lo 06 6859 4728, attivo dal lunedì al venerdì, dalle 8:00 alle 17:00.

I cittadini che hanno sospetto di infezione non devono recarsi in pronto soccorso, ma chiamare il numero 1500, o il medico di base.

 

 

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